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SPOILER | Kaulonia Tarantella Festival… qualcosa manca

Come accade nei peggiori romanzi, o nei peggiori blog dedicati alle serie TV, vi sveleremo sin da subito il finale di questo articolo: la Calabria di Mimmo Cavallaro sembra essere… solo Mimmo Cavallaro. E perdonate la ripetizione, procediamo con ordine.

La prima notizia è una di quelle che ti fanno tirare un sospiro di sollievo, benché ormai vecchia di qualche settimana: la Regione Calabria ha finanziato il Kaulonia Tarantella Festival, quindi, come ormai saprete, anche l’edizione 2017 si terrà. E non era così scontato.

Mimmo Cavallaro, da quest’anno direttore artistico del “Kaulonia Tarantella Festival”.

Poi c’è una seconda buona notizia: c’è sempre un direttore artistico importante, Mimmo Cavallaro appunto, che continuerà il suo lavoro coadiuvato da “un tecnico” Carlo Frascà che, a sua volta, si è occupato degli aspetti culturali “a margine del festival”: workshop didattici e seminari, che completano il ricco programma di esibizioni live in continuo aggiornamento. Su Google ricercando “Kaulonia Tarantella Festival” ci sono davvero pochi risultati. Mentre sui social, puntualmente, si cominciano a presentare i vari ospiti della kermesse. Poi, pochi altri link, al momento (si comincia oggi) e nessun portale nazionale ha ripreso la notizia. E questa mancata presenza sui media è un peccato per almeno due ordini di motivi: a) nonostante la rilevanza dell’evento e nonostante il lauto finanziamento ottenuto, i media sonnecchiano; ma questo succede anche per tante altre belle kermesse come questa e per oscuri motivi che si rivelano solo agli aspiranti nei corsi delle scuole di giornalismo; b) L’attenzione dei siti locali – gli ottimi e puntuali telemia.itlarivieraonline.com, ciavula.it e altri – sono troppo poco per un evento che reca come sottotitolo “E’ il momento di allargare gli orizzonti“.

Di certo – e arriviamo così al punto più importante del discorso – Mimmo Cavallaro desidera allargare gli orizzonti del festival ma includendo solo se stesso: è accattivante l’idea di chiudere il programma con una sua esibizione (accompagnata dal fenomeno web Trio Mandili) nonché ottimo il coinvolgimento di tanti altri artisti nazionali e internazionali (anche se i 99 Posse, fuori contesto, forse ce li potevamo risparmiare, roba vista e rivista che non ti aspetti di ritrovare anche a Caulonia). Infine, spiazza, letteralmente, la totale assenza di artisti nostrani.

Con l’amico Mimmo, uno stimato e caro amico, noi tutti abbiamo vissuto delle bellissime stagioni al Kaulonia, avanzato proposte per migliorarlo, costruito relazioni non solo professionali per la Nostra terra. Ne abbiamo spesso tessuto le lodi e, sempre assieme, ci siamo goduti un evento che è diventato un punto di riferimento per tanti artisti calabresi. Ma, proprio lo stesso Mimmo, chiamato a dirigere un grande evento, allarga gli orizzonti e guarda così lontano tanto da dimenticarsi della cultura che lui stesso, forse più di tutti, rappresenta.

Kaulonia è sempre stato un punto di riferimento per gli appassionati del movimento etnopopolare, per i musicisti, per gli artisti o aspiranti tali: un punto di arrivo o di partenza per molti ragazzi… ed oggi, di questo movimento calabrese, non se ne vede più traccia. Abbiamo guardato Mimmo con gli occhi di chi rappresenta la nostra musica, un punto di riferimento e, proprio lui, non può dimenticarsi di ciò che rappresenta e dei tanti giovani (e non) che attendono il Kaulonia come una vetrina o come coronamento di un loro percorso artistico. Il pubblico della nostra Regione, invece, si aspetta di poter assistere alle performance dei maggiori rappresentanti del “movimento” nostrano; o magari, perché no, di appurare i progressi delle nuove proposte su un palco cosi importante. Contaminazioni, insomma, collaborazioni irripetibili che solo al nostro Kaulonia possono (potevano?) realizzarsi.
Ecco, l’epilogo era proprio questo. Ma voi lo sapevate già. «Curre curre guagliò».

Sperando che tutto sia solo stato un caso, una disattenzione.

Gli amici

di Calabria Sona

6 Commenti

  1. Francesco Nicastro ha detto:

    E’ INTERESSANTE L’ARTICOLO DEDICATO ALL’ARTISTA TRA I PIU’ CONOSCIUTI E GETTONATI DELLA MUSICA POPOLARE CALABRESE. LEGGENDO CON ATTENZIONE NON SFUGGE LA FIRMA DI AMICI DI CALABRIA SONA E NON DI UN SOGGETTO SINGOLO IDENTIFICATO, MA QUESTO E’ UN DETTAGLIO ABBASTANZA MARGINALE. MI CAPITA DI VEDERE IN TELEVISIONE LO SCORRERE DEGLI ARTISTI INTERESSATI DA CALABRIA SONA E LA DOMANDA SORGE SPONTANEA: E’ SUFFICIENTE APPARTENERE A QUESTA TERRA DI TRADIZIONE PER DEFINIRSI ARTISTA NELLA SUA MASSIMA ACCEZIONE DEL TERMINE? MI SPIEGO MEGLIO O QUANTO MENO CI PROVO. L’OTTIMO CAVALLARO MI SEMBRA ESSERE DOTATO DI QUANTO BASTA PER DEFINIRSI L’ARTISTA POPOLARE CHE E’ DEFINITO. MA IL PUNTO DEL DISCORSO, A MIO PARERE, E’ UN ALTRO. SE ANDIAMO A VEDERE COSA ACCADRA’ A MELPIGNANO DA DOMANI SERA. QUI CI RENDIAMO CONTO CHE SU QUESTA TERRA TUTTO E’ SOGGETTO A EVOLUZIONE, ANCHE LO STESSO VESTIRE E’ EVOLUZIONE COME SUONARE LA BATTERIA O LA CHITARRA ELETTRICA IN UN GRUPPO POPOLARE E’ EVOLUZIONE. DI CONSEGUENZA LOGICA VIEN DA DIRE CHE LA CONTAMINAZIONE INTELLIGENTE E’ LA BENVENUTA. LA NOTTE DELLA TARANTA, RICORDIAMOLO A CHI CI LEGGE, NASCE CON QUATTRO CASSERUOLE E ARRIVA AI GIORNI NOSTRI CON NOMI DI TUTTO RISPETTO CHE LA PORTANO AD ESSERE DEFINITO L’EVENTO POPOLARE PIU’ IMPORTANTE D’EUROPA. IL FESTIVAL IN QUESTIONE IDEM CON PATATE ED ALTRI EVENTI SPARSI PER IL PIANETA SEGUONO A RUOTA LIBERA LA STESSA FILOSOFIA. SAPPIAMO TUTTI CHE CERTI NOMI IN CARTELLONE PORTERANNO GENTE DA OGNI DOVE E SAPPIAMO PURE CHE SE SUONASSERO LE CENTINAIA DI GRUPPI E SOTTOGRUPPI, QUASI TUTTI COVER BENNATIANE E CAVALLERIANE SENZA UN MINIMO DI IDENTITA’, SAREBBERO FELICI I CALABRESI TARANTELLARI MA LA CULTURA MUSICALE POPOLARE NON FAREBBE UN PASSO AVANTI BENSI’ CENTO PASSI INDIETRO. UN ESEMPIO PER TUTTI RESTA LA VERGOGNOSA RISPOSTA DEL PUBBLICO LOCALE AL GRUPPO DI ETTORE CASTAGNA, QUALCHE ANNO FA, PERCHE’ L’OTTIMO ARTISTA CATANZARESE NON SI LIMITAVA A SUONARE LA SOLITA TARANTELLA SUONATA A FORZA. ALLARGARE GLI ORIZZONTI VUOL DIRE GUARDARE OLTRE E NON MI SEMBRA CHE SIA SBAGLIATO IN UN CONTESTO COSI’ SEGUITO. CHE POI CAVALLARO SUONI A CHIUSURA FESTIVAL E’ OPINABILE QUANTO VOGLIAMO, FATTO E’ CHE I NOMI CHE SALIRANNO SU QUEL PALCO NON SONO FUMO MA ARROSTO BEN COTTO E BEN SERVITO. QUESTO E’ IL MIO MODESTO PARERE E NON E’ DETTO CHE IO ABBIA RAGIONE

    • calabria sona staff ha detto:

      Salve Francesco 🙂 ovviamente quello che lei chiama dettaglio marginale per noi invece è importante: non scrive uno di noi ma è un pensiero di tutta Calabria Sona, dei gruppi, dei responsabili della comunicazione e di chi in questa terra fa musica e arte.
      Ovviamente siamo d’accordo con lei che per essere “artisti” non basta andare in Tv (ma questo ne l’abbiamo mai detto ne mai scritto ne abbiamo mai affermato che chi va a Kaulonia non è un artista tantomeno lo pensiamo di Mimmo Cavallaro assolutamente).
      Siamo anche d’accordo che tutto è soggetto a “evoluzione” (lo dimostra anche Calabria Sona che ha al suo interno musica “made in Calabria” anche di sperimentazione e di evoluzione e non solo quello che ormai tutti definiscono in modo approssimativo “tarantella”) ma accanto all’evoluzione non dobbiamo perdere di vista (a nostro modestissimo parere) quello che siamo e cosa vuole rappresentare un Festival chiamato “kaulonia Tarantella Festival” cosi come “notte della Taranta” (lei ha parlato di questo evento mbhè abbiamo letto il giorno dopo tante critiche anche rivolte a loro e alla loro estrema “modernità” nella contaminazione e nell’evoluzione). Chi presenta un festival che si etichetta con alcuni aggettivi o da alcune aspettative deve rispettare tale “pubblico” o comunque se proprio vuole “educare”(secondo la propria personale visione) deve trovare la formula per offrire uno e l’altro (come tra l’altro è successo in questi anni precedenti proprio al Kaulonia).
      Siamo d’accordo anche sull’appiattimento di alcuni gruppi anche se poi la tentazione di partecipare ai loro eventi e ballare le loro musiche (anche se cover) prende molti anche quelli che in realtà dietro ad una tastiera li criticano.
      Per concludere le ribadiamo il senso del nostro pensiero… benvenga allargare gli orizzonti (anche se i gruppi ospitati hanno gli orizzonti molto vicini alla Calabria e comunque già molto presenti sul nostro territorio) ma proprio come dice lei in un contesto cosi seguito e importante con finanziamenti pubblici anche significativi c’era da aspettarsi di più e c’era da aspettarsi che la Calabria fosse sempre protagonista magari essendo un momento per i nostri gruppi (e non solo per il grande Mimmo) di allargare gli orizzonti musicali e collaborativi.
      gli amici di Calabria Sona

    • Francesco Nicastro ha detto:

      Buona sera a voi e grazie della cordiale e pronta risposta al mi commento. In linea di massima ci troviamo sulla stessa lunghezza d’onda. Peraltro siamo tutti convinti che la cultura popolare dalle nostra parti fa acqua da ogni buco, salvo rare eccezioni che puoi trovare solamente in posti e posticini ben lontani dai clamori e dai riflettori televisivi. Ma questa è altra storia che conosciamo a memoria. Mi trovo completamente d’accordo con la vostra disamina sulle ultime righe laddove si fa presente che il festival in questione ha assunto connotati lontani anni luce dalla sua originaria filosofia “tarantellara”, ma tant’è. Noto pure, come lo noterete voi, che tutti gli eventi di una certa risonanza hanno cambiato i connotati nel giro di pochi anni, dopo l’ondata d’urto della moda ballerina popolare, su tutti, per importanza, la tanto criticata e amata Notte della Taranta melpignanese. Ho precisato che non ho partecipato in alcun ruolo a questo ultimo lavoro made in Cavallaro, non trovandomi in perfetta sintonia coi nomi in cartello, nonostante la loro fama. Voglio però far notare a chi ci legge , quanto, a mio modesto avviso, sia giusta e in linea coi tempi odierni, la scelta dei soggetti artisti da parte del nostro più conosciuto artista popolare, per questo festival in questione. In poche parole e senza andare troppo oltre, credo e ne sono sinceramente convinto, che palchi come quello di Kaulonia, Melpignano, Badolato, e altri non meno importanti, non possano diventare la voce del popolo di puristi e cosparsi di nostalgia per la semplice ragione che i giovani di oggi sono figli dei loro tempi e se non suonano la lira di Nerone o il doppio flauto egiziano una ragione pur ci sarà. Se il detto diamo a Cesare quel che è di Cesare ci convince, diamo pure ai giovani i prodotti che ci chiedono. L’aspetto culturale, coreutico e storico, nessuno oserebbe dire che non abbia importanza, ci mancherebbe pure. Ma se sotto un palco in festa saltano come grilli duecentomila anime pizzicate, su quel palco suonano e cantano anime post moderne con strumenti lunari, mentre se saltano quattro anime pie, fidatevi, sullo stesso palco suona e canta mio nonno Serafino. Cosa voglio dire. Semplice come allacciarsi le scarpe: nessun imprenditore, non da oggi ma da quando il primo progettista della storia creò questo mondo, si sognerebbe di spendere una lira senza incassarne due. Ciò giustifica l’operato dell’artista Cavallaro, anche se lo pone a distanza lunare dal trasmettere al popolo di kaulonia la benchè minima cultura popolare dei tempi andati. Direbbe qualcuno e lo potrebbe dire lo stesso Cavallaro: Io così organizzo e così so organizzare questo evento. Nessuno impedisce a nessuno di organizzarlo diversamente con metodi e canoni che ritiene opportuni. Nessuno impedisce a nessuno di organizzare eventi che parlino esclusivamente la lingua popolare e nessuno impedisce a nessuno di proporre eventi che vedano protagonisti unici artisti del posto di appartenenza al luogo in cui saranno tenuti. Contestare a Cavallaro di trovarsi in perfetta sintonia coi tempi è come stupirsi che ai corsi di Tarantella le donne ballano con tacchi dodici e gli uomini con scarpe Nike da pallacanestro. Per chiudere il discorso e sempre all’insegna del massimo rispetto per le opinioni altrui, se in televisione vediamo artisti interessanti e artisti che definirli tali si fatica non poco, siamo sicuri che questa disarmonia dimostri allo spettatore quello che è realmente nella sua massima accezione popolare? Chi sa spiegarci il successo a macchia d’olio di Cosimo Papandrea, nonostante egli canti versi che parlano di ricordi e di miserie, di passioni popolari e detti calabresi accompagnato da strumenti ultra moderni per non dire lontani anni luce dai tempi da lui cantati? E il continuo successo di Cavallaro con chitarra battente alla mano e canzoni più che popolari, anch’egli accompagnato da sassofoni e batteria, vi risulta che il popolo che lo segue gli contesti tali scelte strumentali? Tanto per andare lontani, un noto chitarrista inglese esegue il Concerto Grosso di Bach con sola chitarra Gibson ed è seguito e applaudito ovunque in ogni angolo del pianeta. Vi sognereste di pensare che egli rovini la dignità del noto compositore tedesco? Beata contaminazione intelligente, direbbe il saggio. Cordialmente vi saluto e vi lascio al vostro lavoro

  2. Maura ha detto:

    Beh Vaulonia è la stessa piazza che fischia il gruppo Re Niliu che da anni lavora per mantenere e diffondere il patrimonio di memoria e di tradizione non abolendolo in canzonette etniche da piano bar come oramai fanno tutti i gruppi ad imitazione cavalleresca. Quindi forse va ripensato il modo di organizzare un festival che di tradizionale ed etnico non ha proprio nulla.

    • Maura ha detto:

      Caulonia non Vaulonia che sembra un festival calabrese in Valtellina

      • Francesco Nicastro ha detto:

        …ahahah! che somigli più a una parata nordista che a una festa sudista lo noteranno tutti quelli che andranno a fischiare o applaudire gli artisti in cartellone. Ma qui c’è da fare un riflessione, visto l’andazzo paonazzo in questo variopinto e strampalato mondo popolare. Intanto, a ben guardare, Cavallaro il modo di organizzarlo l’ha trovato non da oggi nè da ieri ed è lo stesso modo modaiolo che accomuna, da qualche annetto a questa parte, tutti i festival presenti sul nostro territorio. Lo ha trovato e se ne fa una ragione dal momento che la risposta concreta la darà sempre e solo il pubblico presente all’evento. Ieri, tanto per tornare all’evento popolare più importante d’Europa, a Melpignano bivaccavano duecentomila anime pizzicate che con la Pizzica di tradizione hanno poco o nulla a che spartire. Sappiamo a memoria che chi organizza qualsiasi evento, non solo musicale, di questi tempi bui e sconclusionati, se non fa cassa ci lascia stare. E’ l’epoca dei consumi e del profitto a tutti i costi e chi si ferma è perduto. Per quel che ci riguarda, Melpignano e Kaulonia rimangono eventi sulla carta, ma di assoluta qualità musicale. Resta acclarato che se tanta gente li segue da vicino una ragione ci sarà. Rispettiamo le scelte altrui, che piacciano o non piacciano, e forse rispetteremo meglio anche le nostre

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